Gli effetti della criminalizzazione sugli attivisti: il caso del movimento ambientalista NoTAP
01 Dicembre 2025
Nell’articolo “The Effects of Criminalisation on Activists: The Case of the NoTAP Environmental Movement” [Gli effetti della criminalizzazione sugli attivisti: il caso del movimento ambientalista NoTAP], pubblicato sulla rivista Critical Criminology (vol. 33, 2025), Anna Di Ronco analizza come i processi di criminalizzazione incidano sul vissuto e sull’azione delle persone coinvolte nelle mobilitazioni di dissenso.
Attraverso uno studio qualitativo basato su diciotto interviste a membri del movimento NoTAP, l’articolo evidenzia che, sebbene gli/le attivisti/e abbiano sperimentato diverse forme di repressione — dalla violenza di polizia alla sorveglianza e alla stigmatizzazione pubblica — sono soprattutto le fasi più avanzate del ciclo repressivo, in particolare la repressione giudiziaria (processi, condanne, aule bunker) e la repressione economica (sanzioni onerose e costi legali), a produrre gli effetti più profondi di demobilitazione, scoraggiamento e sofferenza personale.
Il contributo mostra così quanto sia cruciale guardare all’intero ciclo della criminalizzazione, mettendo in evidenza il ruolo delle misure punitive non penali nel limitare i diritti di protesta e di partecipazione democratica. Al tempo stesso, l’articolo si configura come un appello alla criminologia critica affinché continui ad ascoltare, sostenere e dare visibilità a chi subisce tali forme di repressione per aver difeso la propria terra e i propri diritti.
L’articolo, in lingua inglese, è liberamente accessibile sul sito della rivista, cliccando qui.
Si segnala che il contributo è valso all’autrice il “2025 Best Article Award” della American Society of Criminology – Division of Critical Criminology and Social Justice.