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Carceri. Antigone: “Il 2025 ci lascia istituti sempre più fatiscenti, sovraffollati e disumani”

20 Gennaio 2026



Il bilancio di fine 2025 tracciato dall’Associazione Antigone restituisce un quadro estremamente critico del sistema penitenziario italiano, segnato da un sovraffollamento ormai strutturale, da condizioni materiali spesso incompatibili con i parametri minimi di dignità e da un progressivo svuotamento della funzione rieducativa della pena. 

In particolare, l’analisi mette in luce come l’incremento della popolazione detenuta non sia riconducibile a un aumento della criminalità – che nel primo semestre del 2025 ha anzi registrato una flessione – ma piuttosto a un ricorso sempre più esteso alla detenzione quale risposta prevalente a marginalità sociali e fragilità personali. A ciò si accompagna una riduzione della capienza effettiva degli istituti, aggravata da gravi carenze strutturali (quali celle prive di docce, accesso limitato all’acqua calda, spazi insufficienti per socialità, lavoro e formazione) e da una cronica insufficienza di personale, tanto sul versante della polizia penitenziaria quanto su quello educativo. 

Il dossier segnala inoltre livelli elevatissimi di sofferenza psichica, testimoniati dal diffuso ricorso agli psicofarmaci, dall’elevato numero di atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e isolamenti disciplinari, nonché dal dato particolarmente allarmante dei decessi in carcere (238 nel 2025, di cui 79 suicidi), a conferma di una crisi che non può più essere qualificata come meramente emergenziale. 

Nel complesso, il quadro delineato da Antigone evidenzia i limiti di politiche penitenziarie incentrate quasi esclusivamente sull’aumento dei posti detentivi e richiama l’urgenza di interventi strutturali capaci di ricondurre l’esecuzione della pena entro i parametri costituzionali e convenzionali, anche attraverso un più ampio e coerente ricorso alle misure alternative alla detenzione. 

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